Il potere è una delle forze più concrete della vita umana e, allo stesso tempo, una delle più difficili da osservare. Decide quali imprese ricevono capitale, quali tecnologie diventano infrastrutture, quali informazioni raggiungono il pubblico, quali farmaci vengono sviluppati, quali territori ottengono energia e quali alternative entrano realmente in una decisione politica. Eppure continuiamo a parlarne come se fosse un’entità astratta.
Vediamo il volto di un miliardario, ma non l’intera catena di società, diritti di voto, finanziatori e infrastrutture che rende possibile la sua influenza. Vediamo un fondo comparire tra gli azionisti di migliaia di imprese, ma non distinguiamo sempre il denaro posseduto dal denaro amministrato. Vediamo un governo approvare una legge, ma raramente possiamo ricostruire tutti gli incontri, i documenti, gli esperti e gli interessi intervenuti prima della decisione.
Vediamo un social network, una banca, un’emittente televisiva, un’azienda farmaceutica o un fornitore di servizi cloud. Quasi mai li vediamo contemporaneamente come parti di un’unica architettura di dipendenze.
1000 Persone nasce per costruire la prima mappa del potere reale.
Non una lista di persone da odiare. Non una teoria nella quale ogni collegamento diventa la prova di un complotto. Non l’ennesima classifica dei più ricchi, dei più famosi o dei più temuti.
Il progetto vuole trasformare proprietà, controllo, capitale, accesso politico, infrastrutture, informazione e tecnologia in elementi osservabili, verificabili e comprensibili anche da chi non è un economista, un investigatore finanziario o uno specialista di reti societarie.
La promessa è semplice da pronunciare e gigantesca da mantenere: nessun potere enorme dovrebbe restare invisibile soltanto perché i dati che lo descrivono sono dispersi in migliaia di documenti differenti.
La concentrazione esiste già: ciò che manca è la visione d’insieme
La distribuzione mondiale della ricchezza mostra quanto possa diventare ristretto il vertice economico. Il World Inequality Report 2026 stima che il 10% più ricco possieda circa tre quarti della ricchezza globale, mentre la metà più povera dell’umanità ne possiede appena il 2%. Il primo 1% controlla circa il 37% della ricchezza mondiale.
All’estremo superiore la concentrazione diventa ancora più difficile da immaginare: meno di 60.000 persone appartenenti al vertice dello 0,001% possiedono, complessivamente, circa tre volte la ricchezza dell’intera metà più povera della popolazione adulta mondiale.
Questi dati non dimostrano che i più ricchi agiscano insieme. Non dimostrano nemmeno che ricchezza e potere siano equivalenti. Dimostrano però che le risorse dalle quali può nascere il potere sono distribuite in modo profondamente diseguale.
La concentrazione emerge anche nei sistemi dai quali dipende l’economia. Nel 2025 il Financial Stability Board classificava 29 banche come sistemicamente importanti a livello globale. La definizione non significa che queste banche governino il mondo: indica che dimensione, interconnessione, complessità e difficoltà di sostituzione renderebbero un loro dissesto rilevante per il sistema finanziario internazionale.
Nei servizi cloud, l’indagine conclusa nel 2025 dalla Competition and Markets Authority britannica ha rilevato che Amazon e Microsoft occupavano posizioni di significativo potere di mercato. La stessa indagine ha individuato ostacoli al passaggio tra fornitori, problemi di interoperabilità e meccanismi capaci di limitare la libertà effettiva dei clienti.
Anche il pluralismo informativo presenta rischi di concentrazione. Il Media Pluralism Monitor 2025 ha rilevato criticità significative nella pluralità dei mercati mediatici europei, richiamando l’attenzione sulla trasparenza della proprietà, sulle concentrazioni e sul crescente ruolo delle piattaforme digitali.
Questi fenomeni appartengono a mondi apparentemente diversi: ricchezza, finanza, cloud, media. Il Progetto 1000 Persone nasce dalla necessità di osservarli come parti di una stessa domanda:
in quali punti una quantità sproporzionata di capacità decisionale si concentra nelle mani di un numero estremamente ristretto di persone e organizzazioni?
Il 3% e il nucleo delle 1000 persone
Il Progetto 3% descrive il perimetro largo della concentrazione: la fascia superiore nella quale si accumulano patrimonio, proprietà, incarichi, accesso alle istituzioni, conoscenze strategiche e capacità di influire sui sistemi.
Ma il 3% della popolazione mondiale comprende centinaia di milioni di persone. Al suo interno esistono differenze enormi. Un professionista benestante, un piccolo imprenditore, un alto dirigente, il proprietario di una multinazionale e il responsabile di una banca centrale non possiedono lo stesso tipo di potere.
Il Progetto 1000 Persone cerca il nucleo più ristretto: coloro che, per posizione e capacità sistemica, potrebbero influenzare contemporaneamente più settori, più organizzazioni o più decisioni.
Il numero mille non deve diventare una gabbia costruita prima dei dati. È un obiettivo investigativo: verificare se una parte determinante del potere misurabile possa essere ricondotta a un gruppo umano di questa grandezza.
Potrebbero emergere ottocento soggetti. Potrebbero essere duemila. Potrebbero esistere nuclei differenti a seconda che si misurino finanza, politica, tecnologia, energia, difesa, salute o informazione.
Il progetto non deve proteggere il numero mille dalla realtà. Deve utilizzare il numero per porre una domanda radicale:
quanto è piccolo il gruppo necessario per raggiungere i principali centri decisionali del pianeta?
Perché le classifiche dei miliardari non bastano
Il patrimonio è importante. Consente di acquistare imprese, finanziare iniziative, sostenere campagne, assorbire perdite, accedere a consulenti e attendere risultati che una persona comune non potrebbe permettersi di aspettare.
Ma il patrimonio da solo non descrive il potere.
Una persona può possedere dieci miliardi di euro e non controllare direttamente alcuna infrastruttura strategica. Un’altra può possedere una ricchezza personale molto inferiore ma dirigere un’istituzione capace di modificare il costo del credito per milioni di famiglie e imprese.
Un fondatore può possedere una quota economica minoritaria e mantenere la maggioranza dei diritti di voto attraverso azioni speciali. Un dirigente può non essere proprietario dell’azienda, ma decidere investimenti, acquisizioni e strategie industriali. Un gestore patrimoniale non possiede necessariamente il capitale dei propri clienti, ma può esercitare diritti di voto e influenzare la governance delle società presenti nei fondi.
Un regolatore può bloccare una fusione. Un’autorità sanitaria può autorizzare un farmaco. Un’impresa di semiconduttori può controllare un passaggio produttivo che nessun concorrente riesce a sostituire rapidamente. Una piattaforma digitale può modificare il modo in cui miliardi di persone incontrano notizie, pubblicità e contenuti politici.
Il Progetto 1000 Persone dovrà quindi separare almeno quattro concetti che nel linguaggio comune vengono confusi:
Proprietà: chi possiede economicamente un bene o una partecipazione.
Controllo: chi può determinare decisioni attraverso voti, nomine, contratti o diritti speciali.
Gestione: chi amministra risorse appartenenti anche ad altri soggetti.
Influenza: chi può modificare il comportamento di un’organizzazione o il campo delle alternative disponibili senza possederla o controllarla formalmente.
Una mappa seria non può attribuire lo stesso significato a queste quattro relazioni.
Il potere moderno vive nelle dipendenze
Il potere più evidente è quello di chi impartisce un ordine. Il potere più avanzato, invece, può agire senza pronunciare alcun comando.
Se migliaia di imprese dipendono dalla stessa infrastruttura cloud, il proprietario di quell’infrastruttura acquisisce una leva. Se la ricerca sull’intelligenza artificiale dipende da pochi produttori di acceleratori, da grandi centri dati e da energia disponibile in determinati territori, il potere si concentra nei colli di bottiglia.
L’OCSE ha sottolineato che il mercato cloud presenta concentrazione elevata, barriere all’ingresso, costi fissi considerevoli e difficoltà di interoperabilità. Lo stesso organismo ha iniziato a misurare la distribuzione geografica della capacità cloud pubblica utilizzabile per l’intelligenza artificiale, riconoscendo che la disponibilità di calcolo è ormai un elemento strategico.
Nel mercato dell’AI la situazione non è immobile: aumentano i modelli e alcuni prezzi diminuiscono. Ma l’OCSE rileva rischi persistenti nei fattori produttivi essenziali, soprattutto dati, capacità computazionale e competenze.
Il potere infrastrutturale nasce proprio da questo: quando gli altri possono scegliere formalmente, ma le alternative realmente utilizzabili sono poche, costose o difficili da raggiungere.
Questo principio vale oltre l’intelligenza artificiale. Riguarda sistemi di pagamento, porti, cavi sottomarini, reti energetiche, logistica, farmaci, satelliti, telecomunicazioni, minerali strategici e acqua.
Il Global Power Concentration Index dovrà misurare non soltanto quanto un soggetto possiede, ma quanto il sistema dipende da ciò che controlla.
Una rete, non una fila ordinata di nomi
Il potere non si presenta come una classifica lineare nella quale la persona al primo posto controlla automaticamente quella al secondo. Funziona come una rete composta da nodi, relazioni, passaggi intermedi e dipendenze reciproche.
Uno studio pubblicato nel 2011 da ricercatori dell’ETH di Zurigo analizzò la rete globale delle partecipazioni societarie e individuò una forte concentrazione del controllo in un nucleo ristretto, composto soprattutto da istituzioni finanziarie. Lo studio utilizzava dati del 2007 e non può descrivere automaticamente il mondo del 2026. Il suo valore più importante è metodologico: dimostrò che osservare soltanto le singole imprese non basta, perché il controllo può propagarsi attraverso catene di proprietà indiretta.
Studi successivi hanno continuato a
sviluppare modelli per misurare il flusso del controllo societario, compreso il ruolo degli azionisti intermedi e delle partecipazioni ricorsive.Il Progetto 1000 Persone dovrà costruire un grafo nel quale ogni elemento abbia una natura precisa.
I nodi potranno essere persone, famiglie, società, fondi, banche, trust, fondazioni, governi, autorità pubbliche, università, think tank, media e infrastrutture.
Le relazioni potranno indicare proprietà, diritti di voto, incarichi, controllo, finanziamento, contratto, partecipazione a un consiglio, lobbying registrato, nomina, parentela rilevante o dipendenza tecnologica.
Ogni relazione dovrà avere una data di inizio, una data di eventuale cessazione, una fonte e un livello di affidabilità.
Una partecipazione venduta dieci anni prima non può apparire come attuale. Un incarico temporaneo non può essere trattato come un legame permanente. Una relazione familiare non può essere trasformata automaticamente in coordinamento economico.
La rete dovrà mostrare ciò che sappiamo, non ciò che immaginiamo.

Il Global Power Concentration Index
Il cuore analitico del progetto sarà il Global Power Concentration Index, o GPCI. Non dovrà produrre un numero spettacolare ma incomprensibile. Dovrà mostrare da quali componenti nasce il punteggio e quanto siano solide le prove utilizzate.
Il potere complessivo dovrà essere scomposto in dimensioni autonome.
Potere economico diretto
Comprenderà patrimonio netto, partecipazioni, proprietà immobiliari e industriali, redditi e disponibilità liquide. Le stime non documentate dovranno essere presentate attraverso intervalli, mai come cifre esatte.
Controllo societario
Misurerà quote, diritti di voto, azioni a voto multiplo, accordi tra azionisti, poteri di nomina, controllo indiretto e presenza nei consigli.
Una quota del 10% può avere un peso limitato in una società con un azionista di maggioranza. Può diventare decisiva quando il resto della proprietà è estremamente frammentato.
Potere di allocazione
Valuterà quanto capitale un soggetto possa concretamente indirizzare attraverso banche, fondi, assicurazioni, private equity, credito privato, fondi pensione o investimenti sovrani.
Il capitale gestito e il capitale posseduto resteranno separati. Entrambi possono generare potere, ma non nello stesso modo.
Potere politico e regolatorio
Comprenderà incarichi pubblici, capacità di nomina, poteri autorizzativi, accesso documentato ai decisori, finanziamenti politici e responsabilità nella definizione di standard e regolamenti.
Il punteggio dovrà distinguere il potere derivante da una carica temporanea dal potere proprietario che può attraversare generazioni.
Potere infrastrutturale
Misurerà il controllo di reti e servizi difficili da sostituire: energia, cloud, chip, logistica, telecomunicazioni, pagamenti, sanità, dati, porti, satelliti e risorse strategiche.
Più elevati sono il costo e il tempo necessari per sostituire un’infrastruttura, maggiore è la leva del soggetto che la controlla.
Potere tecnologico
Considererà brevetti, capacità di calcolo, modelli di intelligenza artificiale, piattaforme software, dati proprietari, tecnologie biologiche, semiconduttori e competenze rare.
Non conterà soltanto il numero dei brevetti, ma la loro centralità per l’evoluzione di un settore.
Potere cognitivo
Valuterà la capacità di influire su informazione, pubblicità, distribuzione dei contenuti, ricerca, sistemi di raccomandazione, agenda mediatica e accesso alla conoscenza.
Essere proprietari di un giornale non equivale a controllare una piattaforma globale. Le due forme di potere dovranno essere misurate con indicatori differenti.
Centralità della rete
Rileverà chi collega mondi che normalmente vengono analizzati separatamente. Una persona presente contemporaneamente in una banca, una fondazione, un’università e una società tecnologica può possedere un’importanza maggiore di quella suggerita dal patrimonio personale.
Persistenza e trasmissibilità
Misurerà per quanto tempo il potere può durare e se può essere trasferito attraverso eredità, trust, fondazioni, strutture familiari o diritti speciali.
Opacità documentata
Riguarderà soltanto strutture realmente osservabili: trust, fiduciari, nominee, catene societarie incomplete, divergenze tra proprietario legale e beneficiario effettivo e giurisdizioni con accesso limitato ai dati.
L’assenza di informazioni non sarà considerata una prova di potere nascosto. Un dato mancante resterà un dato mancante.
Il livello di affidabilità non deve aumentare il punteggio
Una delle regole più importanti sarà separare il potere stimato dalla qualità delle prove.

Un soggetto potrebbe apparire molto potente, ma essere circondato da informazioni incomplete. Un altro potrebbe avere un potere inferiore ma documentato attraverso registri pubblici estremamente precisi.
Il sistema dovrà mostrare due risultati differenti:
punteggio di potere, che indica la capacità sistemica stimata;
punteggio di affidabilità, che indica quanto possiamo fidarci della ricostruzione.
Mescolare i due valori produrrebbe un errore grave: renderebbe apparentemente meno potente chi opera attraverso strutture opache soltanto perché possediamo meno dati, oppure trasformerebbe l’opacità stessa in una prova automatica di influenza.
Il GPCI dovrà inoltre conservare intervalli di incertezza. Non dovrà fingere di sapere che una persona possiede un punteggio di 87,4 quando i documenti consentono soltanto una valutazione approssimativa.
La precisione numerica dovrà essere proporzionata alla precisione delle prove.
Come verranno classificate le informazioni
Ogni elemento pubblicato dovrà possedere un’etichetta comprensibile.
Fatto verificato: informazione sostenuta da una fonte primaria, come un registro, un bilancio, un atto pubblico, una comunicazione societaria ufficiale o una sentenza.
Stima affidabile: valore ricostruito da dati incompleti attraverso un metodo spiegabile e replicabile.
Informazione riportata: affermazione pubblicata da una fonte credibile ma non interamente verificabile attraverso documenti indipendenti.
Collegamento indiretto: relazione composta da più passaggi documentati, senza prova di un contatto diretto.
Controverso: informazione sulla quale fonti autorevoli divergono.
Ipotesi: interpretazione che richiede ulteriori verifiche.
Sconosciuto: dato non disponibile o non ricostruibile con sufficiente affidabilità.
Queste etichette non saranno dettagli editoriali. Saranno la barriera che separa un’infrastruttura di conoscenza da una macchina di insinuazioni.
La proprietà effettiva è il punto in cui molte mappe si interrompono
Conoscere il nome di una società non significa conoscere chi ne beneficia o chi la controlla. Partecipazioni, trust, società intermediarie e accordi possono separare il proprietario legale dal beneficiario effettivo.
La Financial Action Task Force ha rafforzato negli ultimi anni gli standard internazionali sulla trasparenza della proprietà effettiva, chiedendo agli Stati di garantire alle autorità informazioni adeguate, accurate e aggiornate sui veri proprietari e controllori delle società e delle strutture giuridiche.
Questi standard non risolvono automaticamente il problema. I registri hanno livelli differenti di accessibilità, qualità, aggiornamento e copertura. Ma mostrano che la difficoltà di identificare i beneficiari effettivi non è una fantasia del progetto: è una questione riconosciuta dalle principali istituzioni internazionali impegnate nel contrasto all’uso illecito delle strutture societarie.
La piattaforma dovrà utilizzare formati interoperabili. Il Beneficial Ownership Data Standard offre già un modello aperto e leggibile dalle macchine per descrivere persone, entità e relazioni di proprietà effettiva. Anche i dati LEI della Global Legal Entity Identifier Foundation possono aiutare a identificare entità giuridiche e, quando disponibili, i loro genitori diretti e ultimi.
1000 Persone non deve ricostruire da zero ciò che esiste. Deve collegare standard, registri e fonti in una struttura comune, dichiarando sempre i limiti di ogni dataset.
Lobbying, politica e decisioni: la relazione non è la prova
Il potere politico non può essere misurato semplicemente contando le amicizie di una persona famosa.
Un incontro dimostra che un incontro è avvenuto. Una donazione dimostra che è stato trasferito denaro. Un incarico dimostra che una persona ha ricoperto una funzione. Nessuno di questi elementi dimostra automaticamente che una decisione sia stata comprata.
Per parlare di influenza documentata occorre ricostruire una filiera: posizione dichiarata, accesso al processo, proposta concreta, modifica compatibile, cronologia e risultato.
L’OCSE continua a rilevare che la trasparenza del lobbying rimane incompleta in molti Paesi. I registri pubblici sono aumentati, ma spesso non consentono ancora di identificare con facilità quale decisione sia stata presa di mira, quale posizione sia stata sostenuta e quanto sia stato speso.
Il Progetto 1000 Persone dovrà collegare:
rappresentante di interessi, cliente, tema, incontro, documento presentato, decisore pubblico, versione della proposta, esito e motivazione ufficiale.
Quando la catena sarà incompleta, il sistema dovrà dirlo. La vicinanza non diventerà controllo. L’accesso non diventerà automaticamente successo. Una decisione favorevole non sarà sufficiente, da sola, a dimostrare uno scambio.
Il controllo dell’informazione non riguarda soltanto i giornali
Per decenni il potere mediatico è stato misurato attraverso proprietà di giornali, televisioni e radio. Queste strutture restano decisive, ma oggi la distribuzione dell’informazione attraversa anche motori di ricerca, social network, piattaforme video, sistemi pubblicitari, app store e assistenti di intelligenza artificiale.
Una testata può produrre un’inchiesta e non riuscire a raggiungere il pubblico. Una piattaforma può modificare la visibilità di intere categorie di contenuti senza intervenire direttamente sul loro testo. Un sistema di raccomandazione può premiare ciò che trattiene l’attenzione, anche quando questo deteriora la qualità del dibattito.
Il potere cognitivo non coincide necessariamente con un ordine editoriale. Può emergere dagli incentivi del sistema.
La mappa dovrà quindi distinguere:
chi produce il contenuto, chi possiede il mezzo, chi distribuisce il contenuto, chi vende la pubblicità, chi controlla i dati e chi decide le regole algoritmiche della
visibilità.Soltanto unendo questi strati sarà possibile misurare la concentrazione informativa del XXI secolo.
L’intelligenza artificiale cambierà la scala del progetto
Nessun gruppo umano potrebbe leggere manualmente tutti i registri societari, i bilanci, gli atti parlamentari, le dichiarazioni di lobbying, le sentenze, i documenti finanziari e le variazioni degli incarichi necessarie per costruire una mappa mondiale aggiornata.
L’intelligenza artificiale rende il progetto tecnicamente immaginabile.
Agenti specializzati potranno estrarre nomi, quote, date, ruoli e relazioni. Potranno confrontare versioni di documenti, segnalare conflitti tra fonti, seguire catene societarie e rilevare quando un’informazione diventa obsoleta.
Ma l’AI non dovrà trasformarsi nel giudice invisibile del potere.
Ogni collegamento dovrà poter essere ricondotto alla fonte. Ogni inferenza dovrà essere separata dal fatto. Ogni errore dovrà essere correggibile. Le persone dovranno poter contestare dati, identità confuse e relazioni attribuite impropriamente.
L’intelligenza artificiale potrà accelerare l’indagine. La responsabilità resterà umana.
Che cosa vedrà realmente il pubblico
La piattaforma non sarà un archivio di migliaia di articoli scollegati. Sarà uno strumento navigabile.
Partendo da una persona, l’utente potrà vedere incarichi, proprietà, diritti di voto, organizzazioni collegate, settori raggiunti, fonti e punteggi.
Partendo da un’azienda, potrà risalire agli azionisti, ai beneficiari effettivi disponibili, ai controllori, ai dirigenti, ai finanziatori, ai principali clienti pubblici e alle infrastrutture possedute.
Partendo da una decisione, potrà ricostruire interessi, incontri, documenti, proposte e trasformazioni del testo.
Partendo da un settore, potrà osservare quanto controllo sia concentrato e quali nodi colleghino organizzazioni apparentemente concorrenti.
Ogni profilo dovrà contenere:
fonti primarie, cronologia, livello di affidabilità, diritto di replica, correzioni, versioni precedenti, eventuali controversie e data dell’ultimo aggiornamento.
La piattaforma dovrà offrire anche un simulatore pubblico del GPCI. Modificando i pesi, gli utenti potranno vedere come cambia la classifica. Questo impedirà all’algoritmo di apparire come una verità calata dall’alto.
Il potere dell’algoritmo dovrà essere controllato esattamente come il potere che l’algoritmo prova a misurare.
Nessuna caccia alle persone
Rendere visibile il potere non significa negare l’umanità di chi lo esercita.
Il progetto non pubblicherà indirizzi privati, numeri telefonici personali, dati sanitari, informazioni sui minori o dettagli familiari privi di rilevanza pubblica.
Non presenterà una persona come criminale senza prove adeguate. Non collegherà il potere a identità etniche, religiose o nazionali. Non incoraggerà molestie, minacce, persecuzioni o azioni illegali.
Ogni soggetto dovrà avere diritto alla replica, alla correzione, alla contestazione metodologica e all’inserimento di fonti contrarie.
Questo non renderà l’analisi più debole. La renderà più difficile da demolire.

Possiamo essere durissimi con strutture, concentrazioni, conflitti di interesse e dati. Non possiamo essere irresponsabili con le persone.
L’indipendenza dovrà essere visibile quanto l’algoritmo
Un progetto che misura il potere può essere distrutto dal potere dei propri finanziatori.
1000 Persone non dovrà appartenere a un partito, a un governo, a un’impresa, a un fondo o a un singolo grande donatore. Nessuno dovrà poter acquistare un punteggio migliore, la cancellazione di una relazione documentata o il silenzio su un conflitto.
Finanziamenti e donazioni dovranno essere pubblici. I contributori rilevanti dovranno essere accompagnati da una dichiarazione degli interessi. Potranno essere introdotti limiti alla quota di finanziamento proveniente da un singolo soggetto.
Il codice dell’algoritmo, i pesi, la metodologia, le versioni e le modifiche dovranno essere consultabili.
Serviranno almeno tre strutture separate:
un gruppo di ricerca, responsabile dei dati;
un comitato metodologico indipendente, responsabile dell’algoritmo;
un organo di garanzia, responsabile di contestazioni, privacy e conflitti di interesse.
Chi raccoglie i fondi non dovrà poter modificare direttamente una scheda. Chi costruisce una classifica non dovrà decidere da solo sull’eventuale contestazione di un soggetto incluso.
Il controllo interno non è burocrazia. È la condizione necessaria per poter chiedere responsabilità agli altri.
Il primo traguardo non sarà la classifica definitiva
L’errore più pericoloso sarebbe pubblicare troppo presto mille nomi per attirare attenzione.
Il primo traguardo deve essere l’ontologia: definire con precisione persone, organizzazioni, relazioni, fonti, stati temporali e livelli di evidenza.
Il secondo deve essere la dimostrazione del metodo attraverso un numero limitato di casi completi: una banca sistemica, un gestore patrimoniale, una piattaforma, una rete energetica, una multinazionale farmaceutica, una decisione pubblica e una struttura proprietaria opaca.
Il terzo deve essere la costruzione di un bacino di candidati molto più ampio delle mille posizioni finali.
Soltanto dopo sarà possibile confrontare i soggetti con criteri comuni.
Nel 2027 la piattaforma potrebbe pubblicare la sua prima versione funzionante: non il verdetto sul mondo, ma un atlante iniziale con fonti attraversabili, relazioni verificabili e schede contestabili.
Negli anni successivi, il sistema potrebbe diventare un’infrastruttura utilizzata da cittadini, giornalisti, università, autorità pubbliche e organizzazioni civiche.
La classifica sarà il risultato più visibile. La vera innovazione sarà tutto ciò che permetterà di comprenderla.
Una rivoluzione senza nemici assoluti
Il problema non è che alcune persone abbiano più responsabilità, competenze o capacità organizzativa di altre. Nessuna società complessa può esistere senza ruoli decisionali.
Il problema nasce quando la capacità di decidere diventa enorme, invisibile, permanente e quasi impossibile da contestare.
Una rivoluzione violenta sostituisce spesso un gruppo di potere con un altro. Una rivoluzione della conoscenza modifica invece le condizioni nelle quali il potere può essere esercitato.
Quando proprietà, finanziamenti, lobbying, algoritmi e conflitti di interesse diventano visibili, i cittadini possono chiedere cambiamenti concreti:
registri societari aperti, dati interoperabili, beneficiari effettivi verificabili, tracciabilità delle decisioni, limiti alle porte girevoli, controllo democratico degli algoritmi, antitrust efficace, protezione del pluralismo, concorrenza reale e accesso più equo alle tecnologie strategiche.
Non è necessario immaginare un nemico unico. Basta rendere misurabile ogni forma di concentrazione.
La promessa di 1000 Persone
Non promettiamo di conoscere già tutti i nomi.
Promettiamo di costruire il metodo necessario per trovarli.

Non promettiamo una lista eterna e incontestabile.
Promettiamo profili aggiornabili, fonti visibili e punteggi spiegabili.
Non promettiamo che ogni zona opaca nasconda qualcosa.
Promettiamo di distinguere ciò che è documentato da ciò che è soltanto possibile.
Non promettiamo neutralità intesa come indifferenza verso gli squilibri.
Promettiamo imparzialità nel trattamento delle prove.
Non promettiamo perfezione.
Promettiamo che errori, contestazioni e correzioni non saranno nascosti.
Il successo del progetto non dipenderà dalla capacità di produrre la classifica più scandalosa. Dipenderà dalla capacità di permettere a una persona comune di attraversare il potere: dal nome pubblico alla società, dalla società alla holding, dalla holding al beneficiario, dal finanziamento alla decisione, dall’infrastruttura alla dipendenza che genera.
Il potere non è invisibile per natura.
È diventato invisibile perché la società vede i suoi frammenti in luoghi differenti, con linguaggi differenti e senza gli strumenti necessari per riunirli.
1000 Persone nasce per riunire quei frammenti.
Non per spegnere il potere, ma per accendere la luce.




